Uno dei principi fondamentali della comunicazione afferma che non si può non comunicare. Assioma quanto mai valido nell’era internet e in particolar modo per le aziende.

La via dell’eccesso conduce al tempio della saggezza. Due sono le vie old school percorribili e di sicuro poco successo:

  1. Mettere la testa sotto la sabbia come uno struzzo e fingere che non ci sia bisogno di una presenza online.
  2. Sposare il vecchio adagio del marketing che recitava: “nel bene o nel male, purché se ne parli”.

In entrambi i casi sarà qualcun’altro a decidere le sorti della nostra reputazione in rete e, nella migliore delle ipotesi, sprecheremo le possibilità di crescita offerte dalla rete.

Chi l’ha vista? La giusta via c’è e non è particolarmente difficile da immaginare: affidarsi a chi ne capisce, pianificare e mettere in atto una strategia di comunicazione online efficace e integrata a quella offline. Anche in questo scenario due sono le possibili vie da percorrere:Social Media Pro VS Amateur

  1. Passare al lato oscuro della forza e farsi “fare il sito” e “aprire la pagina facebook” da cuGGini, nipotini e ogni possibile derivazione familiare.
  2. Spendere dei soldi e pagare un professionista perché faccia un buon lavoro che ripagherà nel medio e nel lungo termine.

Quale delle due strade intraprendereste come azienda? La risposta sembra ovvia, ma il suono della doppia G e l’affetto per il nipotino sono delle sirene ammaliatrici … Non vi viene in mente nessuno?

Come Quando Fuori Piove. Ma come funziona a grandi linee la presenza online di un’azienda? Nello scorso decennio consisteva in un sito web statico che mostrava informazioni e contatti basilari, spesso in flash con animazioni e musica (davvero poco usabile). Caratteristica principale: non era possibile interagirvi granché, a parte, appunto, i form di contatto.

Oggi, invece, non solo i siti prevedono l’interazione con gli utenti, ma guardano a quest’ultima come risorsa fondamentale per diffondere in rete il proprio brand, i propri prodotti e la propria experience. L’utilizzo di molteplici social networks serve a viralizzare i propri contenuti attraverso e verso diversi target di utenza/clientela, il che ci porta dritto al nocciolo della questione. Non basta aprire un sito e tutti i canali social, bisogna pianificare strategicamente cosa dire, a chi, come, quando e perché!

Buon Senso Inside. Il buon senso, prima ancora del marketing, ci insegna che, prima di parlare, bisognerebbe ascoltare e capire con chi si ha a che fare e cosa si vuole dire. Un professionista del web, che sia un Social Media Manager o Social Media Strategist, lo sa. Dai tempi del Cluetrain Manifesto sappiamo che le conversazioni in rete sono mercati: dobbiamo ascoltarle, far nostri temi e toni e inserirvici con rispetto. Le energie vanno concentrate e i risultati monitorati per costruire sul medio-lungo termine, puntando non tanto all’aspetto quantitativo (voglio 10000 “like” in un mese!) ma qualitativo (voglio che 10 persone con 600 amici commentino positivamente un nostro post e/o lo condividano!).

Vendiamo esperienze, compriamo reputazione. Di qualsiasi settore sia la nostra azienda, oltre al prodotto stesso ci impegniamo a vendere un’esperienza completa (per approfondimenti, marketing esperenziale) che comporti la possibilità di vivere un rapporto diretto con l’azienda, di dire la propria, di sentirsi parte di una comunità riunita intorno al nostro prodotto/esperienza/servizio.

Siete pronti a partire? La rete ha cambiato le architetture sociali, il marketing, il mercato, i prodotti. La vostra azienda, attività, associazione, voi stessi avete abbracciato questa nuova ottica? Che ne pensate?

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