La realtà virtuale, intesa come connessioni via internet che uniscono tutte le parti del mondo, spesso è vista come opposta alla vita offline, quasi fossero due piani paralleli dell’esistenza destinati a non incontrarsi mai.

Oggi (quasi) nessuno esce di casa senza lo smartphone o il tablet connesso costantemente alla rete e ciò ha reso estremamente facile essere informati e leggere una quantità di notizie prima impensabile.

Non si tratta più solo di comunicazione a senso unico, ma di un continuo scambio di informazioni da e fra mille direzioni ed è qui che la distinzione online e offline è ormai, secondo me, totalmente fuoriluogo.

Non appena abbiamo un lampo di ispirazione creativa, scattiamo una foto, scriviamo, facciamo un viaggio, ci viene in mente di postarlo sui social, un po’ per la vanità intrinseca in tutti noi, un po’ semplicemente perché ormai è naturale questa voglia di condividere anche con chi non conosciamo, di creare connessioni con nuove persone tramite il riconoscimento di interessi comuni e, nel migliore dei casi, di ispirare gli altri con le nostre azioni.

Tutta questa frenesia comunicativa ha i suoi lati positivi e negativi e sta portando una serie di interrogativi nel mondo lavorativo. Le professioni nel campo della comunicazione sono al centro di una nuova rivoluzione: mentre i giornalisti si chiedono come sarà trasformato il loro mondo, una nuova categoria di professionisti si fa strada, seppur tra scetticismi, quella dei social media manager.

Gestire i social non è un compito semplice come potrebbe sembrare ed è diventato indispensabile: la maggior parte degli utenti usa (ancora) i social network senza pensarci troppo, come un passatempo relegato al web, scollegato dalla vita a scuola o al lavoro, commettendo, quindi, uno dei più grandi errori dell’uomo moderno. Intesi in tal modo non vengono percepiti come gli strumenti potenti che invece sono ovvero armi di comunicazione di massa dalle potenzialità purtroppo sottovalutate (speriamo ancora per poco).

Dunque, un social media manager deve entrare nel flusso di informazioni, produrre contenuti e ascoltare il continuo chiacchiericcio della rete, come spiegato in questo video molto utile per avere una panoramica di cosa è un social media team, anche se riferito all’ambito della fashion industry (http://t.co/OZs1IDTrEG).

Ma il social media manager/editor non sta solo dietro una scrivania tutto il giorno, perché usa le app su smartphone e tablet che permettono di scrivere, fotografare e condividere in un istante.

Le app regine della condivisione istantenea sono senza dubbio Instagram e Twitter, per me i veri simboli della nostra epoca.

Caso di successo planetario e immediato, Instagram è l’app simbolo di un’epoca in cui la mania di protagonismo rende tutti abili fotografi… di sé stessi o del cibo (republicandqueen.com/blog-foodporn-fotografare-cibo).
Forse è vero che strumenti come Instagram, proprio per la loro immediatezza, hanno abbassato la creatività generale dei fotografi (http://republicandqueen.com/chi-sono-instagramers-igers-italia/), ma allo stesso tempo hanno aiutato molti artisti ad esprimersi e raggiungere un numero di fan ed estimatori che prima sarebbe stato impensabile. Un social media manager può abilmente gestire il flusso di istantenee su Instagram per diffondere messaggi legati a una azienda o a un concetto, in particolare nel campo delle “non profit”.

Twitter è, invece, perfetto per chi fa parte di una redazione e deve monitorare i social in tempo reale per catturare informazioni necessarie a nuovi articoli. Il social media manager può condividere i contenuti della sua azienda, ma anche aiutare il web editor nella ricerca di nuovi spunti e trend, nella costruzione di nuove strategie digital o nella scrittura di nuovi post. Senza dimenticare di coinvolgere gli utenti in modo attivo, farli sentire partecipi del processo creativo senza ignorare le loro domande o le loro lamentele perché tanto verranno a bussare alla porta (quella vera).

In tutto questo, il social media manager ovvero colui che deve costruire un’identità in rete attraverso i social dell’azienda/associazione/redazione per cui lavora, deve rimanere concentrato sul suo obiettivo, ascoltare con attenzione senza cadere nella confusione, estrapolare le risorse utili dalla marea di informazioni continuamente generate, non perdere la calma quando l’utente che usa i social in modo “inconsapevole” interagisce in modo non consono e, soprattutto, evitare i social FAIL con un pizzico di attenzione… perché il web non dimentica (https://www.facebook.com/smepicfails).

FotoStuart Miles by freedigitalphotos.net

 

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