Lucca Comics & Games è il principale evento legato al mondo del fumetto e una delle principali manifestazioni di cultura popolare del nostro paese. Nell’ultima edizione, svoltasi a novembre 2013, si è verificata una discreta sorpresa per quanto riguarda i dati di vendita dei quattro giorni di fiera che non riguarda soltanto il mondo dei comics, ma anche quello dei social media. I volumi più venduti in assoluto, infatti, sono stati invariabilmente quelli di autori che devono la propria fama al particolarissimo genere del web-comic, ovvero il fumetto realizzato per la rete e pubblicato sulla rete. I nomi sono quelli di Davide La Rosa, blogger a fumetti e poi professionista del settore, ma anche di Giacomo Bevilacqua e soprattutto Mirka Andolfo, autrice del successone Sacro/Profano. Professionisti affermati nel campo delle nuvole parlanti che hanno scelto di pubblicare i propri lavori in formato digitale e metterli a disposizione di tutti in rete.

Ma a noi che importa? Perché perdere tempo con dati di vendita di fumetti su di un blog che parla di social media marketing?

Il mondo del marketing e quello del fumetto e dell’illustrazione sono sempre stati legati a doppiofilo. Non vogliamo fare i sapientoni scomodando il pittore ottocentesco Henri de Toulouse Lautrec e i suoi moltissimi lavori per la pubblicità sui manifesti e sulle riviste, ma è facile citare ad esempio Calimero come testimonial del detersivo, Jo Condor, volto non proprio affascinante dei primi spot della Nutella, e la mitica Linea di Giorgio Cavandoli protagonista della pubblicità delle pentole Lagostina. Erano gli anni di Carosello e l’animazione e il marketing viaggiavano a braccetto nel nostro paese. La storia racconta che il connubio era felice.

Asterix e il suo villaggio fanno pubblicità ai fast food nel 2010

Oggi scopriamo che il fumetto, parente strettissimo dell’animazione, ha trovato la via del web e in esso un canale di autopromozione, una piattaforma editoriale potentissima, un canale comunicativo elettivo. Riescono a fare pubblicità a se stessi, diventano virali, vengono condivisi su decine di migliaia di bacheche aumentando di popolarità di giorno in giorno. Incredibilmente, sono addirittura in grado di vendere una merce mentre la mettono contemporanamente a disposizione gratuitamente. I lettori di Zerocalcare, in alcuni casi, trovano nelle pagine dei volumetti che acquistano, le stesse storie che hanno già letto a video. Questo non impedisce loro di fare di La profezia dell’Armadillo un best seller letterario che va ben al di là del ristretto orticello del fumetto.

Il fenomeno è reso possibile dal fatto che il fumetto e i fumettisti hanno abbracciato il linguaggio della rete e hanno capito, o forse riscoperto, quelle caratteristiche che rendono la loro forma di arte perfetta per la condivisione e per la fruizione:

  • una certa brevità e capacità di sintesi dei contenuti;
  • la natura narrativa, in assoluta comunione di intenti con quell’abilità di storytelling di cui ogni social media strategist dev’essere provvisto;
  • l’abilità di fidelizzazione del lettore tramite una struttura spesso episodica;
  • il potere evocativo e affascinante dell’immagine, vera componente fondamentale della narrazione fumettistica.

Se fumetto e fumettisti sono stati in grado di ottenere questo genere di risultati all’interno del proprio settore grazie alla rete, non è possibile che accada anche il contrario e che sia la rete a trarre profitto dal medium fumettistico? Alla luce di queste caratteristiche, pare di sì. Alcune aziende se ne sono già accorte, altre lo stanno scoprendo solo ora. Il mezzo del fumetto è un’arma potente, se il suo linguaggio è adatto al prodotto, al servizio che vogliamo promuovere e al pubblico a cui ci rivolgiamo. Come sempre, ci vogliono pianificazione intelligente e lavoro di qualità.

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