Cosa vuole dire lavorare in gruppo, fare teamwork? Semplice domanda, risposta più complessa.

Innanzitutto ci deve essere una prima fase che è quella di pianificazione: si esaminano gli elementi che si hanno per poter poter partire con il progetto e successivamente ci si divide i compiti e si creano delle cartelle condivise in modo tale che tutti siano aggiornati sui progressi del lavoro.

Lavorare insieme non sempre risulta una passeggiata, anzi il più delle volte è una vera impresa! Se non si sviluppa una buona sintonia e c’è qualcuno all’interno del team che manifesta di primeggiare su tutti, non come leader nella sua accezione positiva ma come SonoBravoSoloIoFaccioTuttoIo, ecco che si spezza qualcosa già prima che si pongano le basi per una relazione.

Soluzione: dividersi i compiti in base alle skills e attitudini di ciascuno.

Facciamo un esempio.

Se sono state scelte tre persone a dover redigere un articolo sull’alluvione che ha fatto esondare il fiume, ci si potrà dividere nel seguente modo: chi è in possesso di una buona reflex e ha uno spiccato occhio per le inquadrature potrà proporsi per recarsi sul luogo dell’esondazione e fare uno photo reportage e girare un video; un altro membro del gruppo, magari quello più equilibrato e dai toni più formali, potrà andare ad intervistare alcuni membri della giunta comunale; il terzo, quello più sensibile e con una particolare attenzione alle storie, si recherà dalle famiglie alluvionate per farsi raccontare la triste esperienza.

Ecco, questa è una buona suddivisione dei compiti in base alle precedenti esperienze di ognuno e al proprio essere.

Ammettiamo che non ci sia tale sintonia ma che uno dei tre si imponga sugli altri e dica che ha un lontano parente nella giunta comunale che potrebbe intervistare e che potrebbe passargli altri contatti quindi sarà lui a svolgere quella porzione di intervista. Non solo, ma avendo ha anche una bella macchina fotografica andrà lui a fare le foto. In fine farà anche la correzione finale della bozza perché, comparendo il nome del suo parente nell’articolo, si sente in dovere di assemblare il materiale raccolto.

La serenità del lavoro di gruppo è quindi stata compromessa. Gli altri  due componenti del terzetto, non volendo creare disguidi, accetteranno la situazione senza replicare e andranno insieme a fare le interviste alle famiglie, rassegnati.

Alla fine quale sarà il risultato?  Nell’articolo finale compariranno si i tre nomi ma con un peso differente e con una forte risentimento da parte dei due membri che si sono lasciati sopraffare.

Come si poteva evitare la creazione di questa situazione? Il componente del gruppo SoTuttoIo avrebbe dovuto fare un passo indietro e domandarsi: cosa mi piacerebbe di più fare? Fare l’intervista alla giunta comunale o andare a scattare foto? Nel primo caso avrebbe potuto prestare la propria macchina fotografica al compagno, nel secondo caso avrebbe potuto lasciare il contatto del parente al suo collega.

Il risultato finale sarebbe stato certamente un articolo strutturato bene, con una buona sintassi, assemblato in maniera giusta e rigorosa ma prima o poi, in quelle righe, un lettore attento si sarebbe accorto che non vi era stato un vero lavoro di gruppo e non vi coglierà il pathos che il pezzo avrebbe dovuto trasmettere. Stessa cosa vale quando si lavora in team alla creazione di un sito o alla gestione di una pagina aziendale perché non ci si è allineati e non si è sviluppato insieme un buon  piano editoriale.

Non dovrebbe essere stimolante e divertente lavorare in gruppo? La risposta è si!

Pensate a quello che ho scritto all’inizio: un lavoro di gruppo funziona se tutti si siedono al tavolo e si spartiscono il lavoro in maniera equa in base alle proprie competenze e al feeling che hanno con la tematica del pezzo. Avrebbe tutto un altro suono.

Questo vogliamo trasmettere a SQcuola di Blog: lavorare in team e sviluppare insieme dei progetti è fondamentale, creare un buon livello di sintonia indispensabile, aiutarsi è utile, come è utile mettere in discussione le proposte degli altri e confrontarsi perché così si cresce, insieme.

Conclusione: lavorare in gruppo non è semplice, nessuno l’ha mai detto, ma trarne conoscenze in più e stimolarsi a vicenda può essere un dono che sarebbe meglio non sprecare.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.