Esistono ancora i detrattori del web? Quelli che considerano un articolo profumato di stampa comunque e sempre più d’effetto di un etereo testo pubblicato sul web?
Sì, esistono. In teoria, conquistare un angolo di visibilità su un cartaceo, dagli spazi ridotti, conteso da migliaia di comunicati di uffici stampa agguerriti, è senz’altro faticoso, forse per questo considerato di maggior valore. Ma dati alla mano, quanti leggeranno realmente quell’articolo?
Il web non è un “minus”. In un mondo “always on”, dove “l’oracolo” di ogni dubbio si chiama “google”, essere online oggi vuol dire esistere. Ma non è detto che un mezzo che facilita la comunicazione, la semplifichi. Tanto più un canale è svelto, diretto e immediato tanto più rischia di essere vittima di scarsa meditazione e poco approfondimento. Come dice il grande Bill Gates: “Il computer più nuovo al mondo non può che peggiorare, grazie alla sua velocità, il più annoso problema nelle relazioni tra esseri umani: quello della comunicazione. Chi deve comunicare, alla fine, si troverà sempre a confrontarsi con il solito problema: cosa dire e come dirlo”.

To be or not to be…online?

La rete è ancora piena di “cattedrali nel deserto”. Di siti web creati e poi abbandonati (spesso con pagine facebook invece attivissime). Ma se creare una pagina web significa esistere in rete, non aggiornarne poi i contenuti è un boomerang colossale. Siti che si presentano con news datate (eliminiamo il tasto news?), con presentazioni aziendali pensate per le pubblicità su quotidiano, con sezioni che “parlano” attraverso una formattazione illeggibile, non da utente web. Ma quando si parla di “web reputation” si parla anche di questo, non solo di quanto si è indicizzati sui motori di ricerca, ma anche, soprattutto, di come si appare. Un “Ci scusiamo, il sito è in fase di aggiornamento” a volte è molto più consigliabile che un “rudere online”. Per giornalisti a caccia di notizie, per navigatori alla ricerca di prodotti o di informazioni (pensiamo solo al settore della salute http://www.lastampa.it/2013/05/30/cultura/opinioni/editoriali/curarsi-sul-web-i-rischi-del-fai-da-te-tiy2ROrZPPuvs6d6w6iVKL/pagina.html), approdare su una pagina web curata nei contenuti (linguaggio chiaro, formattazione piacevole, informazioni facilmente reperibili in poche righe, contatti diretti a portata di mano…) è fondamentale. Video virali, buzz marketing, personalizzazione (mai dimenticare il target di riferimento), creatività e originalità per emergere, tutti elementi che, valorizzati nel modo giusto, rendono internet, in assoluto, il migliore strumento di comunicazione aziendale. Internet ha dato la possibilità all’azienda di gestire direttamente il personal branding, senza filtri, senza limiti di spazio e di tempi. E senza budget elevati. Il risultato, rispetto ai media tradizionali, non è proporzionale all’investimento, la differenza è nella qualità dei contenuti, nel modo di porli. Navigando in rete, non c’è da stupirsi di incontrare siti di piccole aziende in grado di comunicare la propria identità in modo eccellente rispetto a pagine di grandi gruppi, dove, nonostante l’investimento in comunicazione sia alto, le strategie di impresa si perdono in un linguaggio spersonalizzato e nei meandri di operazioni commerciali non sempre coerenti con la mission aziendale comunicata.

I social network, la nuova sfida 

 Il web è stata un’opportunità preziosa per le aziende, ma sono stati i social network a rivoluzionare la comunicazione. Facebook ha introdotto con i suoi “like” un concetto straordinario: “sono io, utente, finora bersagliato passivamente da pubblicità e da informazioni, che giudico, commento quello che tu comunichi e partecipando creo il tuo valore aziendale”. Rispetto alla comunicazione tradizionale, cambia l’analisi dei risultati: è immediata. Ma, paradossalmente, la comunicazione formato “post” e “140 caratteri” diventa più faticosa, in termini di ragionamento “target oriented”, del classico “comunicato 2000 battute”. Un lavoro costante, che richiede anche di rivedere le proprie posizioni, di ricalibrarle, di modificare strategie, di rispolverare prodotti che si scoprono invece graditi all’utenza (pensiamo a “Ridateci il soldino”, Barilla) o addirittura rilanciati dalla partecipazione dei blogger (es.,“Capotto” il cocktail inventato dagli autori del blog“in-coscienza” http://www.mixerplanet.com/lamaro-del-capo-sinfila-nel-cappotto). Una rivoluzione che è anche la più grande sfida per la comunicazione 2.0, i social network hanno regalato alle aziende un canale diretto con gli utenti, in cambio del coraggio di mettersi in gioco, di sforzarsi ad essere attrattive, di sperimentare nuove strategie, fino alla gamification http://giornalaio.wordpress.com/2013/03/27/gamification-ed-engagement).

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