Lunedì sono arrivata in ufficio, con le occhiaie, scarna, spossata… ok sto ingigantendo troppo. Ricominciamo.

Lunedì sono arrivata in ufficio stanca, con le occhiaie ben visibili ma con il sorriso. Sono entrata, ho salutato e un mio collega mi ha chiesto come fosse andato il week-end degli #SDBAwards e sorridendo ho risposto: “Non ho dormito quasi nulla negli ultimi tre giorni ma sono andati benissimo. Ho condiviso tre giorni con delle persone veramente belle”.

Ho annunciato un piccolo spoiler sul tema di questo post ai ragazzi del corso: gli ho rivelato che non avrei parlato di cosa sono stati concretamente gli #SDBAwards (l’articolo sulla Gazzetta e i comunicati stampa già ne hanno parlato). Ho detto che avrei parlato del lato più umano di questo inteso week-end, ovvero delle persone reali che lo hanno animato.

Sarò sincera, pensavo di riconoscerli bene o male tutti al loro arrivo a Palazzo del Governatore a Parma. Mi sbagliavo. Mi sono sentita un pesce fuor d’acqua. A quanto pare loro conoscevano me molto meglio di quanto io conoscessi loro e subito questa situazione mi ha fatto sentire in imbarazzo. Tutti i ragazzi che varcavano la porta mi cercavano, abbracciavano, chiedevano informazioni su come stessi, se erano già arrivati anche altri compagni. Subito hanno emanato calore e simpatia. Una cosa mi è parsa subito chiara: tutti erano veramente felici di essere lì, a Palazzo del Governatore, di conoscere noi dello staff e di conoscersi tra compagni e vedersi finalmente tra di loro per la prima volta. Si sono subito dimostrati un GRUPPO, un bel gruppo.

Durante le tre giornate non hanno fatto altro che ringraziarmi per sopportarli, per la comprensione e l’impegno che metto nel lavoro (assieme a Sara Salvarani, Chiara Zantelli e Andrea Alfieri) perché non è facile stare dietro ad una quarantina di persone. Mi sono stati rivolti complimenti e belle parole da persone che non avevo mai visto prima. Non ho mai notato aria di concorrenza (che purtroppo nel nostro settore è un classico), mentre tra di loro si è denotata subito una buona complicità che difficilmente si evince tra persone che non si sono mai incontrate prima.

Il cellulare continuava a vibrare tra le mie mani mentre facevo foto durante le convention per caricarle sul profilo Instagram, vibrava nella tasca dei jeans e sulla poltrona rossa della platea: gli sqcuolari non si fermavano un secondo, postavano continuamente foto sui loro profili taggando SQcuola di Blog e riportando sempre la loro felicità dell’essere lì. Una felicità che non ho compreso del tutto se non al ritorno sul pullman di domenica verso Parma dopo essere stati al Museo del Prosciutto, quando ho avuto dieci minuti per me per pensare.

I momenti di socializzazione non sono mancati e sono quelli che hanno dato una nota veramente umana ai tre giorni di permanenza degli sqcuolari nella nostra Petit Paris. Uno di questi è stato il social pic nic che si è svolto sabato durante la pausa pranzo presso la sala della Camera di Commercio. Nel cuore pulsante dell’economia parmense, è stata imbandita una tavolata di tre metri su cui sono state riposte prelibatezze portate dagli studenti da tutta Italia: focacce, torte, tortini, tarallini dolci e salti, insaccati di vario genere, pizza, pane carasau… ognuno aveva portato con sé, nella Food Valley, un piccolo omaggio della sua terra per condividerlo e farlo gustare ai compagni.

La sera stessa ci si è ritrovati tutti in trattoria per passare una serata conviviale insieme, seduti a tavola con davanti agli occhi i sapori tipici della nostra terra: torta fritta, salumi e tortelli. Cos’altro per incantare chi non è di Parma?

Mi aggiravo per i tavoli per controllare se andasse tutto bene, che tutti avessero avuto da mangiare e ho notato che non erano del tutto concentrati sul cibo quanto sul parlare, chiedersi, raccontarsi, fare foto insieme, condividere esperienze ed esprimere commenti sul pomeriggio passato a presentare i loro project work, sulle loro aspettative e progetti futuri.

Arrivata a casa la notte mi sono domandata come mi sarei realmente sentita io se avessi vissuto interamente un’esperienza come la loro. Lavorare con persone che non si sono mai viste, non sapendo i loro comportamenti, non conoscendo il loro carattere, non potendo valutare insieme vis a vis la situazione del lavoro, scambiare un’occhiata d’intesa, una pacca sulla spalla. E infine dopo mesi di impegno e lavoro ci si ritrova tutti nella stessa città. Si dà un volto reale ai propri compagni e la vista viene appagata, ci si stringe la mano e si prova calore, si sente la vera voce dal vivo e l’orecchio si ravviva. Ci si vive dal vero e si instaurano amicizie e magari si imbastiscono collaborazioni future. Tutto questo in tre giornate. Tutto questo sono stati gli #SDBAwards.

Quindi cosa aspetti a metterti in gioco e a provare ad essere parte della nuova classe?

Le iscrizioni per Classe XII sono già aperte, non perdere tempo! Basta andare qui.

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