storia-alberto-grossi-sqcuoladiblogNota della SQcuola: questo è il primo di una serie di compiti a sorpresa assegnati settimanalmente agli studenti di Classe VI. Il post verrà corretto con i commenti degli utenti (sempre costruttivi e mai distruttivi perché questo è lo stile di SQcuola di Blog)

Volete sapere come sono arrivato a SQcuola di Blog? Tutto ruota intorno a due parole con la S, scrittura e scaricamenti. Ma andiamo per ordine. All’età di quindici anni circa mi piaceva molto una ragazza, ma a lei piaceva molto Tony Hadley degli Spandau Ballet, così per la proprietà transitiva anche a me iniziò a piacere molto Tony Hadley (Tony, d’ora in avanti). Tentai con ogni mezzo di rendermi interessante ai suoi occhi, iniziai a seguire Tony, ad imitarlo, cantavo le sue canzoni e … finii per innamorarmi un po’ anche di lui. Questa imbarazzante situazione culminò con una lettera in cui Tony, cioè io, le dichiarava il suo amore. Esito? Lettera cestinata e scaricamento #1. Verso i diciannove mi montò su la passione per la politica. O meglio, questa passione scaturiva da una ragazza minutina e molto bellina di viso che mi coinvolse nel suo gruppo politico. Pensando a lei e al suo sorriso passavo le notti a battere a macchina dei documenti politici che nessuno leggeva, però lei mi sorrideva ed era sempre gentile con me. Pensavo di piacerle, ma il leader del gruppo evidentemente le piaceva molto di più. Abbandonai la politica (che roba sporca, puah!). L’estate dei 22ys con il mio grande amico Federico (che studiava seriamente, anche per questo è ordinario all’università di Bologna) partii alla volta dell’Andalusia, Granada. Vuoi il caldo, vuoi il tinto de verano, vuoi le chicas indigene o certe sigarette sottili che si fumavano allora, certo è che la Spagna d’estate può giocare brutti scherzi alla psiche. Fu così che iniziai a tampinare una tedesca biondissima e secca, e per sembrarle intrigante le sciroppai un lungo racconto, sunto di una mia sceneggiatura cinematografica di imminente produzione. Insomma, cambiai identità e mi improvvisai regista (ricordate Jack Nicholson in Professione reporter?). La manfrina durò due serate, e arrivò lo scaricamento #143. Nel 2006 la svolta: tre scrittori molto alternativi – al secolo Paolo Nori, Ugo Cornia e Daniele Benati – organizzarono un corso di formazione alquanto sperimentale e “storto”: la prima, ineguagliabile, edizione della Scuola Elementare di Scrittura Emiliana. Lì imparai poche cose ma decisive: scrivere è artigianato, più lo fai meglio ti riesce; mai vergognarsi di ciò che scrivi; fregatene della grammatica, bada alle cose autentiche; quando racconti inizia sempre dalle cose che ti stanno attorno. Fu così che iniziai a scrivere sul serio. Ma veniamo ai giorni nostri. Ero dal dentista per la pulizia del tartaro (l’igiene orale è molto importante sapete, lo dice anche Selen: a proposito, se non siete suoi follower ve la consiglio @LaSelenOfficial è molto spiritosa), dicevo, mi sono distratto con Selen, che ero dal dentista quando mi suona il cellulare: è il capo che mi vuole subito in ufficio. Arrivo, ha la faccia scura, mi annuncia il licenziamento (scaricamento #lavoro). Passano giorni bui, vago per le strade in cerca di un perché, cammino nei boschi ululando alla luna. Capito a casa di un caro amico, lo conoscete, non fate gli gnorri, e questo amico davanti ad un piatto di rigatoni al ragù di carne e un bicchiere di rosso toscano mi propone di imbarcarmi nell’avventura più straordinaria e amazing che possa capitare ad un blogger: Sqcuoladiblog! In quel momento ho visto la luce. Il mondo, prima in bianco e nero, è ritornato a colori. Quindi caro Preside, cari compagni e docenti, eccomi qui in mezzo a voi e con tanta voglia di imparare insieme a voi. Se non credete che questa mia storia sia vera, consideratela pure verosimile, mica mi offendo 😀

Ci divertiremo. That’s all folks!

15 thoughts on “Perché sono qui (storia di un uomo che collezionava le esse)

  1. Un solo appunto Alberto: sostituirei quel cari compagni e cari docenti con un più realistico care compagne e care docenti. Ci hanno paracadutato in una classe declinata al femminile: se hai iniziato le tue esperienze cercando di mettere ordine nell’immaginario di una quindicenne colonizzato da Tony Hadley dovresti aver già capito cosa voglio dire. Tra l’altro i Tony Hadley non esistono: li hanno creati loro per far fuori noi!

  2. Nessuno rompe il ghiaccio? Allora inizio io.
    Manca una suddivisione in paragrafi del testo. Ci troviamo davanti a un muro di parole che non invoglia alla lettura.
    Peccato penalizzare una storia accattivante.

  3. Sono d’accordo con Sara, i paragrafi renderebbero la lettura più semplice.
    Io avrei messo l’immagine sulla sinistra: un giorno un’amica psicologa mi disse che inconsciamente il nostro cervello cataloga come meno importanti le cose impaginate a sinistra, quindi se c’è un testo non ci viene l’impulso di leggerlo immediatamente. Sarà vero? Nel dubbio metto le immagini a sinistra!
    Complimenti Alberto, per me è un piacere leggere i tuoi testi.

    1. A discolpa di Alberto: l’impaginazione di default di Academy prevede l’immagine sulla destra.
      Se la si mette a sinistra si sballa l’impaginazione.
      Sul discorso dell’importanza di ciò che si vede, teoricamente la pagina scritta funziona al contrario di quanto accade fuori da un testo. Quale sarà la scuola di pensiero giusta?

  4. Premessa: Alberto, non me ne volere! 🙂
    La storia è coinvolgente e molto ironica, per facilitare la lettura forse potrebbe essere utile sottolineare i passi più importanti con l’uso del grassetto.
    Sempre da lettrice poteva “conquistarmi” un’immagine in più visto che il testo è abbastanza lungo.
    Detto questo ripeto il mio “bravo” perché mi hai strappato una risata (oltre alla curiosità si seguire i tweet di Selen!;)…) e fatta arrivare fino alla fine del testo con leggerezza!

  5. A me la storia è piaciuta, anche come è raccontata. qualche immagine. Ecco, sì. Forse avrei aggiunto qualche immagine “concettuale”. Però grandi onori ad Alberto, che è stato il primo “sacrificato” di Classe VI sul sacro altare dell’ Academy-blogging 😀

  6. Ciao a tutti, un commento ai commenti. Paragrafi, grassetti ed editing testo li devo ancora da imparare. @piero: hai ragione, Tony era un gomblotto #cia. @margherita: cosa intendi per immagine concettuale? @tutti: grazie per la delicatezza delle critiche, siete meglio della Mayo (per cui vado pazzo)

  7. Storia molto coinvolgente e piacevole, mi piace 🙂

    sui paragrafi e grassetti in effetti hanno ragione ma immagino che come primo compito quello a cui hai pensato era il contenuto e la foga ti ha fatto dimenticare il resto 😉

  8. ciao Alberto il testo a mio parere è molto coinvolgente e vivace.
    sono d’accordo sulla divisione in paragrafi perchè fatto così non aiuta nella lettura, te lo leggi d’un fiato e poi sei ko!
    bravo comunque, sei stato il primo quindi a te va l’onore al merito!! (chissà quando toccherà a noi…ehm) ciao!!!

  9. Io ti ho letto in ritardo, ma non potevo non leggere il post del mio compagno di banco!
    Non avevo dubbi sulla tua capacità di coinvolgere con le parole. Mi ha colpito sin dalla tua presentazione in classe. E’ un dono. Che certo va affinato con i grassetti e le immagini e i paragrafi. Ma la sostanza c’è e si vede. Ed io sono stata bravissima a sceglierti come compagno di banco!!

  10. Alberto non ascoltarli, questi non sanno cos’è leggere 🙂 Non resisterebbero a leggere quattro righe senza fermarsi, hanno bisogno del pit stop dei grassetti, Vorrebbero che anche Pavese, per esempio, suddividesse i suoi racconti per paragrafi, perché un suo racconto per loro è come Guerra e Pace. Poi hanno bisogno dei disegnini, ogni tanto, per alleggerire, per esempio nel barone rampante farei il disegnino di un bambino che si arrampica, altrimenti è noioso. Alberto io ho letto tutto fino in fondo, in una volta sola, e sono ancora vivo

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