“Le parole sono importanti” [cit. Nanni Moretti in Palombella rossa]

Soprattutto sul web, ed in particolar modo, oggi: nonostante si dica che i testi scompariranno a favore di immagini e video, in realtà la parola scritta non è mai stata così importante quanto in questo momento (si pensi solo a tutte le app di messaggistica, ai gruppi Facebook, alla diffusione dei blog).

Personalmente, ho sempre trascurato l’importanza delle parole.

Pur scrivendo da sempre, pur avendo trascorso 11 anni della mia vita a leggere libri di scuola e manuali universitari, pur avendo addirittura auspicato per me stesso una carriera da scrittore, prima di “sporcarmi le mani” con il lavoro nella comunicazione non mi ero mai reso conto di quanto le parole che usiamo siano essenziali.

Ho dato poco peso alle parole che rivolgevo alle persone attorno a me, erroneamente convinto che, tanto, quelle parole sarebbero andate perdute, dimenticate un attimo dopo che le avevo pronunciate.

Ma non è tutto una chiacchiera. E soprattutto, non tutte le parole sono uguali.

Se io scrivo (facciamo un’ipotesi) un post su Facebook in cui voglio invitare i miei follower a un evento informale all’aperto, posso farlo in un’infinità di modi differenti, ma alla fine se ci pensate bene si riassume tutto a:

  1. Modalità “trita e ritrita à “oggi grande scampagnata in compagnia! Siete pronti? Il ritrovo è alla tal ora nel tal posto. Vi aspettiamo!”
  2. Modalità “let’s try something different! à “i primi sentori di autunno stuzzicano l’appetito. C’è ancora tempo e tepore per godere Parma e le sue tradizioni con un delizioso picnic”.

Tutta un’altra storia, non credete?

Il primo è un invito freddo già sentito mille volte, in cui è evidente che non sia stato messo in atto alcuno sforzo creativo per renderlo più attraente.

Nel secondo caso invece:

  • Viene coinvolta la sfera sensoriale
  • Viene utilizzato un lessico ricercato e non banale, quasi letterario
  • Si prefigura al lettore l’opportunità di partecipare, forse per l’ultima volta prima che giunga l’inverno, ad un’occasione di convivialità all’aria aperta (e lo si fa senza dirlo direttamente, magari con un banale “l’estate sta finendo, approfittiamo dell’ultimo caldo”)
  • Viene stimolata l’immaginazione del lettore: colui che parteciperà avrà la fortuna di “godere” di “tepore” e di cibo “delizioso”.

È qualcosa di assolutamente non banale.

In questo caso parliamo di scrittura persuasiva (l’intento è incentivare chi legge a schiodarsi dal divano e andare al pic nic, per intenderci), ma sono concetti applicabili a tutte le sfere della comunicazione, che essa sia personale, commerciale, professionale.

Ci sono delle formule più o meno collaudate per ottenere ciò. Espressioni o singole parole che hanno un potente effetto su chi le legge o le ascolta.

Si lo so, ultimamente citano tutti Montemagno, ma in questo caso casca proprio a fagiolo, quindi ecco qui:

 

Articolo di Francesco Belli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.